Operatore TLC

Un operatore di telecomunicazioni con l'intera infrastruttura su macchine virtuali a noleggio. Il vincolo non era il costo: la capacità dipendeva dal fornitore, e su una piattaforma di terzi non era possibile costruire il servizio che l'azienda voleva vendere ai propri clienti. Hardware dedicato, cluster, automazione completa — e un canone che oggi non è più ottenibile.

Un operatore di telecomunicazioni con sede a Gallarate vende connettività e servizi gestiti ai propri clienti finali. L'intera infrastruttura girava su macchine virtuali a noleggio presso un fornitore italiano.

Il vincolo

Il problema non era il costo.

Erano due cose che il costo non misura.

Nessun controllo sulla capacità. Il fornitore ricava macchine virtuali su hardware proprio, e lo spazio nel data center si stava esaurendo. Crescere significava chiedere il permesso a qualcun altro, e attendere.

Nessuna infrastruttura su cui costruire. L'azienda vende connettività. Per vendere anche il monitoraggio dei propri clienti serviva una piattaforma — e su macchine affittate a canone quella piattaforma non si costruisce.

La decisione

Due server dedicati, intestati al cliente.

Novembre 2025. Hardware proprio, cluster di virtualizzazione, carichi rimpatriati.

Due macchine dedicate sul contratto del cliente, con processore a 16 core, 128 GB di memoria con correzione d'errore e due unità NVMe da 1,92 TB ciascuna. Sopra, un cluster Proxmox.

Sette macchine virtuali — le più grandi — spente presso il fornitore precedente, e i carichi riportati sul cluster. Tre settimane di lavoro dedicato, dall'ordine dei server alla produzione.

3 settimane
dall'ordine alla produzione
7
macchine virtuali rimpatriate
−15%
spesa infrastrutturale
100%
del liberato tornato in capacità

La consegna

Non due server configurati. Una piattaforma che il cliente governa.

Tutta l'infrastruttura è codice Ansible, e il codice appartiene al cliente: ruoli e playbook per creare i modelli di macchina virtuale, per istanziarle, per applicare correzioni in modo ripetibile. I playbook sono basati sul ruolo — dal solo nome della macchina il sistema riconosce a cosa serve e costruisce quello che occorre: una macchina destinata a Kubernetes tira su un nodo da sola.

Il risultato è che l'azienda istanzia le proprie macchine virtuali dentro il cluster esattamente come farebbe con qualsiasi fornitore, ma su hardware proprio, con i propri dati, senza un canone per macchina e senza chiedere il permesso a nessuno.

Diagramma verticale: due server dedicati con cluster di virtualizzazione, i playbook che costruiscono le macchine, il monitoraggio proattivo in produzione, gli apparati dei clienti finali.

Il trasferimento di competenze verso il tecnico interno è parte della fornitura. Deliberatamente: l'obiettivo non è che l'azienda resti legata a chi ha costruito l'infrastruttura, è che l'infrastruttura funzioni senza di lui.

Il servizio in produzione

La capacità commerciale che prima non esisteva.

Oltre ai carichi rimpatriati, sulla piattaforma è in produzione il servizio per cui è stata costruita: il monitoraggio proattivo delle linee e degli apparati installati presso i clienti finali, con allerta integrata e cruscotti dedicati.

Non è informatica interna: è capacità commerciale. L'azienda vende connettività, e sapere che una linea sta degradando prima che il cliente se ne accorga significa servizio vendibile, livello di servizio difendibile, clienti che restano. Su macchine affittate a canone, quella cosa non si sarebbe potuta fare.

Le condizioni di acquisto

Poi il mercato si è mosso.

I listini che seguono sono pubblici e verificabili da chiunque sul configuratore del fornitore.

0120240360480nov 20251 apr 202615 giu 2026oggi454 €/mese119 €/mesequello che continuano a pagare
Listino pubblicoCanone bloccato all'acquisto

Le tappe sono pubbliche: il 1° aprile 2026 un aumento generalizzato del 30-37%, esteso anche ai contratti esistenti; il 15 giugno 2026 una standardizzazione con adeguamento su nuovi ordini e riconfigurazioni. Nello stesso periodo la quota di attivazione è passata da circa 39 a 224 euro.

I server già attivi mantengono le condizioni originarie, a patto che non vengano riconfigurati. Il vantaggio si conserva finché la configurazione resta invariata.

−74%
rispetto al listino di oggi
3,8×
quanto costerebbero ora le stesse macchine

Cosa resta fuori, e perché

Un vincolo esterno, non un lavoro a metà.

La parte non migrata sono le macchine virtuali del centralino telefonico dei clienti finali. Restano dove sono finché quei clienti non approvano il passaggio alla versione successiva del prodotto — una decisione che non dipende né dall'operatore né da chi ha eseguito la migrazione.

Tutto ciò che era spostabile è stato spostato, in tre settimane. Il resto ha già la strada tracciata.

Il seguito

L'infrastruttura non era il fine. Era il presupposto.

Sulla stessa piattaforma l'azienda sta pianificando la sostituzione del gestionale e del sistema di gestione clienti con ERPNext. È una previsione, non un fatto compiuto — ma dice una cosa: una volta che l'infrastruttura è propria e ripetibile, quello che ci si può costruire sopra non dipende più dal fornitore.

L'infrastruttura non è servita a spendere meno. È servita a fare cose che prima non si potevano fare — il monitoraggio proattivo sui clienti finali, e adesso il gestionale. Il risparmio è venuto in aggiunta.